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I want someone to be gentle with me

Summary:

"E poi?" Riccardo lo intima con la bocca piena di rigatoni, "e poi niente, questo..." Risponde Alessandro, arricciando le labbra. "Cioè, scopate come due animali, ed è tutto perfetto, rimanete la mattinata insieme, tutti dolciotti, lui quel pomeriggio si prende l'aereo per tornare a casa e poi più niente niente niente?" Cerca di riassumere Riccardo, ora con la voce chiara e senza intoppi di cibo.

Or: il sequel non previsto dell'altra mia fanfiction, in cui Marco e Mahmood si definiscono un po' meglio, capiscono cosa vogliono l'uno dall'altro e amano la calma che creano insieme.
... Sono super fluffosi, da carie talmente sono dolci.
(Blanco, invece, è il solito testa di cazzo donandoci il comedy relief, e Ama e Fiore fanno le commare suocere)

Notes:

non pensavo che avrei continuato a scrivere su di loro, non sono per niente avvezza alle RPF, ma non so, c'è qualcosa che mi diceva che un piccolo sequellino avevo proprio voglia di scriverlo. spero vi piacerà! <3

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

"E poi?" Riccardo lo intima con la bocca piena di rigatoni, il sughetto della carbonara gli sdrucciola dalle labbra in modo oltraggiosamente disgustoso. "E poi niente, questo... e pulisciti la bocca, che schifo" risponde Alessandro, arricciando le labbra in un espressione schifata.

Blanco raggiunge la carta da cucina sul bancone accanto al tavolo da pranzo, tira un pezzo e si pulisce la bocca. "Cioè, scopate come due animali, ed è tutto perfetto, rimanete la mattinata insieme, tutti dolciotti, lui quel pomeriggio si prende l'aereo per tornare a casa e poi più niente niente niente?" Cerca di riassumere Riccardo, ora con la voce chiara e senza intoppi di cibo.

Mahmood fa un altro boccone mentre annuisce, poi raggiunge entrambi i loro piatti con i bicchieri e li lascia nel lavandino. Li laverà quando gli andrà.

"E mandaglielo un messaggio, no?" Obbietta il più giovane, "ma ti pare?" Risponde immediatamente Alessandro, con gli occhi spalancati e le braccia incrociate.

"Mi spieghi che cosa dovrei scrivergli quattro giorni dopo?" Continua a parlare Ale, appoggiandosi col bacino contro il lavello mentre Riccardo rimane seduto sulla sedia accanto al tavolo, "ma una cosa normale, tipo, che ne so... Ciao, ce siamo divertiti assai entrambi non pensi? Ci vediamo un'altra volta?".

"Ma sei scemo, ma ti pare che posso scrivergli una cosa del genere?" Esplode con una voce più alta, come se gli avesse chiesto di invitare Marco Mengoni a rapire Aldo Moro, "la stai facendo troppo pesante, Ale" si lamenta Riccardo sbuffando.

Mahmood inizia a spostarsi verso il soggiorno e Blanco lo segue, "e tu troppo leggera, se voleva che ci risentissimo mi avrebbe già scritto lui" dice mentre cammina e Riccardo si ammutolisce, perché in ovvio è vero, ha assolutamente ragione.

"Ma se tu vuoi rivederlo, puoi anche farlo tu il cazzo di primo passo un po’ azzardato!" Sussultò poi, dopo un secondo di silenzio. Riccardo si siede sul divano mentre Alessandro rimane alzato, con le mani nelle tasche della tuta.

È ancora in pigiama perché tanto c'è solo Riccardo Blanco Fabbriconi in casa, quindi sai quanto gliene pareva di mettere su un bell'aspetto, sopratutto dopo Sanremo a malapena aveva avuto le forze per cucinare, ed infatti avevano pranzato alle tre e mezza del pomeriggio.

Lo sguardo di Ale cade sulla valigia che Riccardo ha abbandonato a terra nel salotto, con tutti i suoi vestiti mischiati e ripiegati su sé stessi. Riccardo gli si era appollaiato a casa da qualche giorno, da quando lui era tornato dal festival praticamente. Perché alla fine gli conveniva più dormire sul divano di casa sua che prendere un appartamento a Milano visto che doveva spendere un tempo indeterminato con la sua casa discografica in Lombardia.

Non per una questione di soldi però, Alessandro oramai era più convinto che gli conveniva in senso che soffriva di una solitudine tipo quella dei cani cresciuti in quarantena che soffrivano di paura dell'abbandono, e quindi che non volesse rimanere solo a piangere in un monolocale freddo e desolato.

"Non è così facile, io e Marco siamo collaboratori oltre che due persone e basta, prima di tutto lo rivedrò un numero di volte infinito e poi io voglio continuare a lavorare con lui, Riccà" spiega un po' malinconico Alessandro, e si percepisce molto quanto quelle parole siano vere, "dai ci uscirà qualche bella bop col ritmo sparato e il testo depresso da questa storia, e via" conclude mentre si gratta il naso.

"Non posso crederci che siamo al punto di partenza, non puoi buttare tutto all'aria senza manco provarci, come fai a vivere non pensando costantemente a se tu avessi provato a riscrivergli? Non ti mangia da dentro il rimpianto?" Gli chiede Riccardo, sembra una domanda genuina e il tono di qualcuno che ci tiene. Alessandro fa spallucce, "penso alle mille possibilità negative a un mio messaggio, e capisco di aver fatto la giusta decisione" replica con un sorriso all'in giù.

"Oltre quelle mille possibilità negative però ce ne sono altrettante di possibilità positive," replica sorridente, ma come se fosse quasi amareggiato, "perché vedi sempre il bicchiere mezzo vuoto? Guarda che spesso è più mezzo pieno".

Alessandro rimane in silenzio qualche secondo, non sa se ha sempre visto il mondo da pessimista, si è sempre ritenuto uno molto realista. Ha sempre considerato di essere furbo ed intraprendente, intelligente abbastanza da sapere come vincere quando vuole ed efficiente quanto basta per non sognare in grande ma neanche svalutarsi.

Da quando però conosce Riccardo, ha sempre questa sensazione di aver smesso di sognare. Di immaginare di poter raggiungere l'impossibile, che lui si stesse auto fermando a ciò che sapeva di poter ottenere.

"E allora perché non mi ha già mandato lui un messaggio, anche con una stronzata?" Mormora Alessandro e Riccardo brilla di luce propria, consapevole di star iniziando a scalfirlo, "perché dovrebbe essere lui a rischiare? Non ha manco nessuna pressione sociale che l'uomo deve fare la prima mossa" risponde Riccardo gesticolando animatamente.

"O forse se l'è vissuta come una occasione di una notte durante la settimana di Sanremo, che tipo è la settimana santa e puoi escludere dal resto della tua vita, come quando vai in vacanza, no, tieni presente? Poi torni alle tue abitudini e, vabbè-" Alessandro confuta e Riccardo lo ascolta pure attentamente, però lui si interrompe nel suo monologo prima che possa andare avanti a caso troppo a lungo perché se non mette lui dei freni, l'altro sicuramente non lo farà e diventerà veramente una conversazione tra due sciroccati "inoltre è una cosa comune tra finocchi, non capiresti".

"Seh vabbè ora non tirarmi la carta che siete gay, guarda che pure molte donne ti lasciano come n'pezzo di carne della braciolata di ferragosto il 16," e Alessandro aggrotta le sopracciglia perché lo trova un esempio molto calzante e allo stesso tempo ripugnante "però poi non ci si danno i bacini e le coccole se è solo una tresca, ja, Ale non fa il coglione, ci stavi tu in quella stanza, e a come me l'hai raccontato non era quel tipo di cosa senza sentimenti sicuramente".

"E se ci sono rimasto solo io sotto mille treni e se solo io l’ho vissuta in quel modo? Preferisco sia stato una sola volta e non farmi prendere a calci il cuore, allora" confessa Mahmood, sfrontato e veritiero, si sente la stessa inquieta nota che mette nella sua voce quando canta i suoi pezzi e Riccardo non riesce più ad aggiungere nient'altro, si sente proprio abbattuto dalle parole dell'amico. Come se avesse perso una guerra senza neanche aver iniziato a combattere.

Trilla l'Iphone di Alessandro e spezza il silenzio che si era creato, quest'ultimo sbuffa e va a recuperarlo in cucina. Riccardo, rimasto ora solo in soggiorno, si morde la pelle su un polpastrello, sentendosi moralmente sconfitto a non essere riuscito a convincerlo con dei validi punti.

"Porca puttana..." Sente sospirare dalla cucina, è proprio un filo di voce, così basso che se ci fosse stata anche solo la televisione accesa al minimo, Riccardo non l'avrebbe sentito. "Ch’è un messaggio dal commercialista?" Ride dalla sua posizione pigra nel soggiorno sul divano, senza neanche pensare lontanamente di alzarsi per capire.

"No, Riccà..." Torna in soggiorno, davanti a lui Alessandro e improvvisamente Riccardo si mette completamente serio, visto il tono scioccato dell'altro si adatta a lui, "è-" poi Mahmood gira il suo telefono verso di lui, "è Marco".

E cristo santo Riccardo non riesce a crederci, quasi si mette a urlare, no è quasi sicuro che un urletto gli sia sfuggito dalle labbra.

È un messaggio su Whatsapp, la chat pregressa è di mesi prima a riguardo di qualcosa che Blanco non riesce a capire. In quest'ultimo c'è scritto 'Congratulazioni per il sesto posto! È la prima volta che partecipi ma non vinci Sanremo, giusto? ahaha spero non sia stata una delusione troppo rilevante, sei stato grande!!!' Con un cuore rosso finale.

"Oddio ma quanto cazzo è carino" sussurra Riccardo come reazione spontanea e Alessandro gli sottrae la visione del suo telefono immediatamente, come improvvisamente geloso del messaggio. "Comunque non posso crederci" ride poi Blanco, al solo pensiero che gli abbia scritto in quell'esatto momento e che abbia palesemente utilizzato una scusa pur di mandargli un messaggio.

"Tu? Pensa io" dice Alessandro mentre ancora non ha distolto lo sguardo dallo schermo, come se potesse sparire nell'esatto istante in cui smettesse di guardarlo. "Che rispondi?" Chiede trepidante Riccardo, come una ragazzina al pigiama party con le unghie smaltate.

"Ma saranno cazzi miei?" Gli replica fintamente inviperito e Riccardo indossa un finto sorriso triste, e oramai il siparietto tra loro due è sempre uguale. Il più piccolo lo guarda premere le dita sulla tastiera un paio di volte, i pollici gli si muovono freneticamente, volando celermente dalle lettere al tasto per cancellare.

L'unico rumore nella stanza è quello della tastiera che canticchia le lettere che vengono premute, "leggimelo prima che lo mandi" mangiucchia Riccardo e Alessandro gli offre un sopracciglio alzato ma poi, comunque, lo accontenta "ho scritto solo, 'grazie mille, sapevo già di non vincere quest'anno ma' e volevo aggiungere un sentire le tue congratulazioni mi ha fatto profondamente piacere, ma mi sa che è un po' troppo in là".

"Ti devo ricordare che avete chiavato oppure ce la fai da solo che avete già raggiunto il 'troppo in là’" Riccardo fa anche le virgolette con le mani indossando un aria altezzosa, Alessandro gli pizzica la pelle sulla guancia sinistra tra due dita facendolo guaire.

"Ahia! Dio..." Si lamenta massaggiandosi la guancia ma Mahmood è già tornato a grattarsi il retro della nuca mentre guarda la sua inbox mezza vuota, "scrivilo, scrivilo, scrivilo, che ti ha fatto piacere che ti ha contattato" gli proclama Riccardo.

Alessandro alza gli occhi dal cellulare, incontra lo sguardo di Riccardo e quest'ultimo sorride incitante. Passa qualche secondo e poi il primo sbuffa mentre lancia il telefono sul divano, "l'ho scritto, ho anche aggiunto se gli va di vederci".

"Davvero?!" Gli domanda Riccardo e Alessandro annuisce mentre si passa le dita sulla faccia. "Facciamo qualcosa se no, non farò altro che ripensarci e finire per eliminare il messaggio o buttarmi dalla finestra, una delle due" lo implora quasi Alessandro e l'altro scoppia a ridere.

Riccardo si alza dal suo posto, spinge il più grande per le spalle sul divano a sedere e si avvicina al mobiletto sottostante la televisione, "mo, ci facciamo una bella partita a Splatoon".

"No ti prego, faccio schifo a quel gio-" ma si interrompe su sé stesso quando gli arriva una notifica, entrambi rimangono completamente in silenzio mentre Alessandro prende il telefono e lo accende. Hanno i brividi a fior di pelle e l'ansia della risposta, neanche come quando stavano per vincere Sanremo, seriamente.

"Ma vaffanculo," bestemmia sonoramente, dal profondo dell'anima proprio Alessandro "è solo Ghali, mi ha fatto cagare sotto" e Riccardo si sbellica, "dai povera bestia, rispondigli che ne sapeva" cerca di dire tranquillamente tra le risate.

Guarda poi divertito quanto incazzato Alessandro risponde all'amico, col naso arricciato e le labbra fortemente serrate, gli angoli diritti lungo le guance mentre con le dita preme rumorosamente la risposta. Poi chiude il telefono e lo tira ancora più lontano, finendo sotto due cuscini che ghermivano il divano.

"Ma poi" Chiede Riccardo mentre il familiare suono dell'accensione della console lo accompagna "a Fiorello invece cosa hai risposto?", Ale si gratta il mento, "non sapevo che cazzo dirgli, zio, non ho neanche ancora visualizzato" e Blanco si mette a ridere.

Finiscono per giocare per quasi tre ore filate, cambiano anche un paio di giochi, passano alla Play e poi guardano pure qualche episodio di One Piece. Forse stanno diventando marginalmente imbarazzanti a ignorare l’elefante nella stanza.

"Ok basta, mi vado a preparare la corda e lo sgabello" a un certo punto si stanca Alessandro, ammettendo quello che stavano entrambi pensando da ore. Però prendendo il telefono, si accorge che è pieno di notifiche, tra i messaggi in risposta di Ghali e alcuni altri da vari social. Sotto ai cuscini dov'era finito, il suono delle notifiche si era ovattato e non l'avevano sentito.

Apre Whatsapp col fiato in gola e frattanto Riccardo lo guarda con la testa inclinata, come un cagnolino di Labrador confuso. Clicca col pollice destro il contatto di Marco Mengoni immediatamente, dove ci sono due risposte, il primo messaggio è di quasi un'ora e mezza prima.

'Verso le sette dovrei aver finito con delle robe... se vivi ancora intorno Porta Romana e non hai da fare, abbiamo qualcosa in comune'. L'altro è di solo cinque minuti fa, 'Mi sono appena liberato, però non voglio risultare pesante, quindi non farti problemi a dire di no, mica me la prendo lo sai ahaha'.

Alessandro non riesce neanche a rigirare i suoi neuroni intorno alla situazione corrente che già gli sta scrivendo il suo indirizzo preciso in caso non se ne ricordasse, procedendo poi a spiegare che non ha sentito la notifica del telefono e che non gli dispiace neanche lontanamente se va a trovarlo, aveva proposto lui. "Riccardo" dice mentre sta ancora digitando le risposte, "te ne devi andare, immediatamente".

"Che?" Risponde questo, completamente scomposto e stravaccato sul divano, con una coperta avvolta intorno alle gambe e le patatine che avevano aperto prima quasi completamente rovesciate, Mahmood rabbrividisce al pensiero che ha meno di cinque secondi per rendere presentabile sé stesso e il soggiorno che avevano trasformato nella sua depression room.

Gli lancia il telefono così che può aggiornarsi da solo mentre inizia a buttare via le cartacce di merendine, e sente Riccardo urlare "non ci posso credere che mi stai sbattendo fuori per fotterti uno" e Alessandro spunta con la testa dalla sua camera da letto, dov'era scappato per cercare dei vestiti tra il casual ma il non troppo da casa, con un sopracciglio alzato.

"Veramente?" Lo uccide col tono Alessandro e Riccardo ride ad alta voce, si alza dal divano raccogliendo la coperta e rimettendo in sesto il resto del divano al meglio che può. "Pariavo, però comunque dove cazzo vado alle sette e mezza di sera" si mette a ridere mentre guarda Mahmood che praticamente si infila nell'armadio per cercare i migliori-peggiori capi.

"A fare serata?"
"Di Lunedì?"
"Bho, che ne so, qualche amico qua a Milano lo avrai".
"Si si, in fila guarda, la gente a malapena mi sopporta".
"Martina?".
"Ma che Martina, sta a Brescia ovviamente Ale, non la vedo da due settimane lo sai... vabbè mo, vedo io qualcosa, stai sereno".

Blanco guarda Alessandro sbattere le palpebre un paio di volte, e quando rincrocia il suo sguardo, per la prima volta durante tutto il discorso, ci legge uno sconforto senza senso. Il più grande ha solo un paio di pantaloni comodi ed è a petto nudo quando inizia a sgambettare verso il tavolino che teneva spremuto contro il muro vicino alla porta d'ingresso.

Arraffa qualcosa, si avvicina a lui con passo fermo, gli stringe una mano e poi gli mette qualcosa tra le dita. Le chiavi della sua macchina. "Vattene da Martina, dovrebbe essere a solo un'ora da qua con la macchina" Alessandro lo prega quasi, come l'unica soluzione per non sentirsi responsabile di aver abbandonato in tangenziale un cucciolo di cane, ma in prospettiva Riccardo salta di gioia praticamente.

Non aveva la macchina perché i suoi genitori glielo aveva proibito finché non sarebbe diventato più responsabile e quindi fare avanti e indietro gli risultava impossibile in treno. Però se poteva usare la macchina dell'amico sarebbe stato in tempo comunque per ciò che doveva fare alle undici del mattino l'indomani.

Riccardo si butta addosso ad Alessandro, abbracciandolo stretto, strapazzandolo come mai avevano fatto. Lui non riesce bene a reagire, neanche lontanamente abituato ad avere un grande approccio fisico con l'altro. O in generale con i suoi amici.

Addirittura gli dà un bacio sulla guancia sonoramente e Alessandro lo strattona via di dosso, "ja, muoviti" glielo dice con un tono quasi dolce e Riccardo non se lo fa ripetere più di una volta.

"Parlate oltre che ficcarvi tre metri di lingua in gola!" Suggerisce Riccardo quando ha la porta dell'appartamento aperto e sta per uscire praticamente, "muoviti!" Gli urla Alessandro completamente preso dall'ansia, facendo ridere Blanco fin sotto la tromba delle scale.

Quando qualcuno bussa alla porta, Alessandro si guarda in giro per un'ultima volta. Il divano è pressoché in ordine, i piatti del pranzo sono stati lavati ed è riuscito a scegliere un accoppiata di maglietta chill ma non proprio da pigiama e le pantofole quelle meno completamente ridicole.

Apre la porta e sorride inconsciamente appena vede Marco, ha un blazer lungo che gli copre completamente il corpo e una busta del supermercato in una mano. "Ehy" Marco lo saluta, un po' tentennano su come salutarsi ma Alessandro lo aiuta dandogli un bacio sulla guancia e facendolo entrare.

Molla la giacca sul divano, "senti non sono venuto qua per una scopata occasionale, vorrei prendere le... cose seriamente con te" inizia a parlare e Mahmood sente la bocca inondargli della saliva che gli si stava accumulando tra l'ansia e la voglia che tutto fosse perfetto, "fossimo due persone normali ti avrei chiesto di uscire a cena, per rendere più ovvia l'intenzione, ma l'unica cosa che ci manca alla clip di Sanremo è che ci beccano anche da qualche parte" ed Alessandro non può fare altro che sorridere e guardare i suoi piedi, brevemente imbarazzato, "quindi ho pensato di portare la cena da te".

"Che vuol dire?" Chiede Mahmood con una risatina, "dov'è la cucina? Ti faccio vedere!" Argomenta Marco di tutta risposta, eccitato e su di giri, il proprietario quindi gli indica la porta della stanza con uno sguardo curioso.

Guarda Mengoni tirare fuori dalla busta, vicino ai fornelli, vari ingredienti per cucinare, da pasta fatta in casa a sedani, ma anche dolci preconfezionati. Alessandro è appoggiato allo stipite della porta, lo osserva spostare tutto ciò che andava in frigo sull'immediato rapito ed estasiato.

"No, ma che è sta roba, Ale?" Lo beffeggia all'improvviso tirando fuori dal frigo, con fare disgustato, quel sugo pronto della Coop per la carbonara ed Alessandro glielo ruba dalle mani mestamente, "lasciami stare ti prego, non so' proprio capace a cucinare, Dio mi ha donato un solo talento e mi sono accontentato" protesta con un sorriso sornione.

"Vabbè allora devo per forza farti io una carbonara decente, un giorno" Marco reclama appoggiandosi al tavolo, ha le labbra premute in un riso così zuccherato che gli fa entrare le viscere in un brodo di giuggiole. Soprattutto nell'implicita esistenza di una prossima volta. "Vero, tu sei di Viterbo" lo rimbecca Alessandro con sorpresa, "di Ronciglione, per la precisione, si" gli risponde con soddisfazione, "tu sei nato e cresciuto a Milano, ricordo bene?" Continua, ed Ale annuisce.

Mahmood si mette ad aiutarlo a tagliare le verdure, venendo ripreso costantemente su quanto sia incapace, la quale è palesemente solo una scusa per Marco di mettergli le mani addosso per insegnargli come farlo più velocemente. Non riescono a stare senza toccarsi anche solo con un lembo di pelle, la sua cucina non è enorme, però comunque molto grande ma loro due stanno uno appiccicato all'altro nello spazio anche quando stanno facendo cose opposte.

Ricadono in una familiarità a cui sono abituati, infondo si conoscono e hanno scritto tanto insieme. È felice che riescano a parlare e a bisticciare come facevano anche una volta. È come se su quel rapporto lavorativo andante sull'amichevole si fosse appena steso un velo di intimità in più che avesse le pretese di diventare una vera e propria relazione.

Parlano di sciocchezze, si prendono in giro e si scambiano qualche carezza fugace. Non si baciano mai, è strano che ci sia una sorta di imbarazzo a riguardo ma con qualche tipo di sortilegio c'è. Come se ci fosse una sorta di aspettativa.

Ad Alessandro ancora gli pare un po' un miraggio che Marco possa essere genuinamente interessato in lui, che non sia venuto qui solo per farsi un secondo round senza impegno ma che lo stia letteralmente rimorchiando.

È incantevole, è romantico. Gli pare una vita che non si vive qualcosa in modo tranquillo e in modo profondo allo stesso tempo.

Quando finiscono di preparare la pasta al ragù, quando finisce Marco, in realtà, in quanto è quello che ha veramente cucinato, aprono il vino che ha comprato e mettono una tovaglia riservata a solo quando aveva ospiti in casa.

"Aspe! Ho avuto un'idea" esclama di botto Alessandro quando si stanno per sedere e mangiare, Marco rimane fermo e segue solo con gli occhi il ragazzo scappare via in punta di piedi. Questo torna con due grosse cilindriche candele, non ricorda neanche quando le abbia comprate o se qualcuno gliele abbia regalate. Prima di tornare in cucina con la più stucchevole romanticheria che gli sia mai venuta in mente, cerca sul tavolo un accendino, quando ne recupera uno rosa glitterato si chiede se l'abbia dimenticato Lisa l'ultima volta che è stata qua.

Marco mentre lo guarda armeggiare con l'accendino, cercando sia di non bruciarsi le dita che di far prendere fuoco allo stoppino, ha un sorriso sincero e istintivo, stira le labbra di netto rendendo più vivace e profondo lo sguardo.

"Troppo cringe?" Gli chiede Mahmood quando finalmente è stato capace di aver creato le due piccole fiammelle, ma Mengoni sta letteralmente sorridendo con gli occhi. Gli mette una mano sul fianco, cingendogli la vita, con l'altra raggiunge l'interruttore alle spalle di Alessandro e spegne la luce, "no, è carinissimo" gli sussurra ora che l'unica fonte di illuminazione è diventata quella all'odore di fiori lilla.

A un certo punto inizia piovere, il rumore della pioggia che picchia sulle finestre è confortevole, un rumore bianco che accompagna le loro voci tenui.

La pasta è fin troppo buona, ma è convinto che anche se fosse stata fatta con sottilette, miele, tabasco, funghi, panna e salame l'avrebbe trovata squisita. È l'atmosfera, è come Marco lo guarda da oltre al tavolo, è come si sente di poter dire tutto con rilassatezza, è quanto si sente il petto caldo e le guance costantemente cocenti senza nessun apparente motivo valido.

Pensano di guardare un film durante il tiramisù, ma ci stanno mettendo dai dieci secondi ai venticinque minuti solo a scegliere. Alessandro prende il telefono con l'intenzione di guardare qualche nuovissima uscita quando si ricorda che non ha mai più risposto a Ghali.

"Idee nuove?" Gli chiede Marco mentre sta scorrendo tutta la lista infinita del suo netflix sulla televisione, "ah scusa, vero, mi sono distratto a rispondere a un messaggio, ora ci guardo" si discolpa mordendosi la pelle nell'interno del labbro.

Accanto a lui, entrambi seduti sul divano, Marco alza un sopracciglio così visibilmente che quasi produce un suono e ad Alessandro fa così ridere l'espressione gelosa assunta da Marco che l'altro inarca entrambe le sopracciglia, allarga gli occhi e apre la bocca fingendo d'essere incredibilmente offeso dalla risata.

"L'ho ghostato una cosa come..." Guarda l'orologio sul muro per abitudine e meccanicità nonostante possa leggerlo sul telefono, "quasi quattro ore fa, mi sembra esagerato farmi odiare da tutti solo perché tu debba avere tutta la mia attenzione", risponde spiritoso.

E Marco ghigna scuotendo leggermente la testa tornando a sfogliare l'innumerevole lista di cosa guardare mentre Mahmood torna a scrivere una risposta che sia lontanamente sensata al rapper. Molto arduo perché ogni fibra del suo corpo è tenuta in cattività dall'uomo che gli sta accanto, per quanto ci possa scherzare di non avere la sua completa attenzione, è una bugia bella e buona.

Quando è convinto di cosa ha scritto, spegne il telefono e sporge in fuori le labbra aggrinzendole, in un espressione disappunta per ciò che aveva appena letto. Si ricorda in seconda battuta del motivo per cui in principio si fosse fatto catturare dalla scatolina luminosa e quindi si presta a riaccenderlo, ma in quel momento Marco si sposta più vicino a lui, e gli mette una mano sul ginocchio, "tutto bene?".

Alessandro gli rivolge un paio d'occhi confusi, disordinati, "perché?" Chiede sconnesso. "Avevi fatto così col labbruccio" lo imita con una voce bambinesca, ma poi torna quasi immediatamente serio, "ti ha infastidito qualcosa che ti hanno scritto?" Cerca di non essere intrusivo, lasciandogli spazio di non condividere se non ne ha voglia.

"No, niente, era Ghali, mi aveva mandato 'na roba che stavano scrivendo sulla periferia multietnica milanese in qualche articolo, ci stavano infamando, 'sti stronzi" sospira, Ale si perde nelle sue iridi penetranti che gli stanno lasciando spazio e voglia di sfogarsi "non siamo esattamente amici molto stretti noi, quindi stavo cercando il modo giusto di comunicargli cosa ne pensavo" Alessandro risponde calmando l'espressione in volto.

"E che ne pensavi?" Osserva Marco, senza mai allontanare la concentrazione che gli sta mettendo addosso, ha tutto il corpo rivolto verso di lui e anche il telecomando è abbandonato su una sua coscia. Alessandro fa spallucce e distoglie lo sguardo per distrarsi in qualche angolo della stanza, verso le candele spente in cucina o il suo cellulare ancora acceso tra le mani, "cosa ti va di sapere? Non è proprio, divertente" Risponde sinceramente, alla fine.

"Voglio sapere tutto di te, voglio sapere quello che ti va di dirmi, questo è qualcosa che fa parte di te, della tua identità... Mi farebbe più che piacere sapere quello che ti va di dirmi, qualcosa che per te è, penso, un importante pezzo della tua storia lo ascolto più che volentieri" Alessandro non lo interrompe mai mentre parla, neanche per respirare, rimane in balia delle sue parole, le fa entrare in lui, le fa attraversare ogni cellula del suo corpo e ogni goccia di sangue, le assapora come se potessero essere qualcosa di fisico. Perché solo sentirle non sembrava abbastanza.

Impulsivamente si sporge col corpo leggermente solo per baciarlo, ed è la prima volta in tutta la sera. Lo fa d'istinto, perché una forza connaturata lo spinge a farlo. Marco sorride sotto il bacio, è a fior di labbra, appena a stampo, ma sembra comunque importante per qualunque motivo.

Alessandro si mette a raccontare, con voce bassa ma molto indolente, un po' della sua infanzia, di sua madre e di suo padre, non entra in particolari ma neanche si limita nel non overshar-are. Marco è un ottimo ascoltatore, rimane in silenzio quando sta parlando, gli fa domande desideroso di conoscere, e non commuta espressione quando Ale non risponde ad alcune cose di cui non gli va di parlare, lo rassicura addirittura.

"Sei proprio sicuro sicuro di non voler fare niente?" Scherza Alessandro ridendo a un certo punto, cambiando un po' atmosfera, e Marco si sbellica a un centimetro dal suo volto, son così vicini che può vedere ogni suo meraviglioso lineamento contorcersi, "ti basta sentirmi mezzo interessato a te oltre il superficiale per eccitarti?" Ridacchia.

"Niente mi arrapa più del bare minimum" sorride Alessandro leccando le labbra dell'altro, Marco sfiora il suo mento con un pollice "e tu vorresti fare sesso al primo appuntamento?".

Ed è così impertinente come commento che ad Ale lo fa imbarazzante tremendamente. Dietro agli occhi può ancora vedere il petto nudo di Marco sopra di lui quando gli si spingeva dentro mentre ora gli dice tutto sfacciato se dovrebbero fare sesso al primo appuntamento.

La televisione rimane illuminata con il catalogo acceso, ma alla fine non scelgono niente da vedere. Rimangono ancora a parlare, a stuzzicarsi, a raccontarsi dei loro passati, della prima volta che si sono parlati, di ricordi ma anche presenti.

Marco decide di rimanere per la notte, con nessuna fretta di far finire il loro primo appuntamento. Vanno a dormire relativamente presto, come i due trentenni quali sono, e Alessandro riesce addirittura ad ottenere, dopo instancabili pungolamenti, l'onore di potergli fare un pompino.

"Perché..." Bofonchia Marco minuti interminabili dopo, quando Alessandro si stava per addormentare praticamente "perché non mi hai risposto al primo messaggio che ti ho scritto?".

"Intendi oggi, quando ti ho risposto in mega ritardo?" Chiede Mahmood, con la voce un po' impastata dal sonno che lo stava quasi per sopraffare, ma Mengoni fa di no con la testa, stropicciandosi i capelli contro la federa del cuscino.

"La sera dell'ultima giornata di Sanremo, ti avevo mandato un dm su Instagram" gli spiega a voce bassa, sembra quasi imbarazzato di starglielo chiedendo, ha un rossore più vivido in viso ora che quando glielo stava succhiando praticamente, ma Alessandro è completamente l'opposto, gli rivolge uno sguardo confuso.

"Ma che dici" riesce solo a sussurrare e Marco ride sommesso, "te lo giuro, lo hai anche visualizzato" gli dice.

Ed Alessandro improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, si ricorda quando un po' brillino, mentre parlava con Angelina Mango, con un braccio intorno alle sue spalle che le sussurrava dei gossip divertenti, aveva dato uno sguardo al telefono ed era quasi svenuto dallo shock.

"No, cazzo, c'hai ragione" si lagna mettendosi a sedere sul materasso, la coperta gli scende intorno ai fianchi, Marco si appoggia con la testa su un braccio piegato all'insù sul cuscino.

"Dio, mi sento così in colpa- ero completamente ubriaco alla festa quando l'ho visto, e, e- e volevo rifletterci bene su come risponderti," inizia a sproloquiare Alessandro, preso dal giustificarsi, senza appurarsi mentalmente di come si stia esprimendo e le parole che stia dicendo "e poi mi sono svegliato la mattina dopo e, a quanto pare, manco me lo ricordavo più, e- e poi tra una cosa e l'altra ero di nuovo qua a casa, alla mia solita vita e mi stavo scervellando che avessi avuto una gioia per una notte, che mi sarebbe dovuta bastare invece di sognare qualcosa di più duraturo, una relazione cioè- rispetto a una botta e via, ma che fosse ovvio fosse solo quello e che, quindi, avrei dovuto rinunciarci a ricontattarti perché mi sarei solo messo in... Imbarazzo", l'ultima parola la dice sussurrando, piano, come se potesse dire più su sé stesso di quando volesse rivelargli.

Forse in parte è vero, come se stesse cercando di apparire figo ai suoi occhi, invece ora s'era rivelato come uno sfigato con un sacco di paranoie. Quando finisce, ha quasi il fiatone da quanto ha parlato veloce.

"Stavi sognando una relazione con me?" Dice a bassa voce, guardandolo negli occhi con un sorriso, "davvero è quella la parte su cui hai deciso di concentrarti?" È quasi deluso di aver parlato per un minuto intero senza virgole e fiato per farsi prendere in giro. Marco ride e si siede anche lui sul letto, la coperta lo spoglia completamente ma nessuno dei due lo nota particolarmente.

Lo fa solo per poterlo guardare meglio, per essergli così vicino da poter sentire il fato sulle sue labbra mentre gli dice, "sono così felice di aver sacrificato la dignità o magari rischiare di passare per sottone e averti comunque mandato un altro messaggio, o non avrei mai potuto guardarti impacciato e bordò così".

Alessandro si copre la faccia con le mani mentre brontola in mezzo ad esse, Marco cerca di prendergliele con la forza ma l'altro le sposta solo per spingerlo contro il materasso. Mengoni fa un verso sommesso mentre cade all'indietro, e Mahmood gli si spinge addosso, prendendogli le mani e tenendogliele ferme sopra la testa.

"Quella sera mi hai guardato all'Ariston? ...Quando avevo il completo monospalla?" Alessandro gli accenna, cercando di riprendersi la meglio, di ritornare in vantaggio e non quello imbarazzato dei due, Marco annuisce con un ghigno.

"Si, nella camera d'hotel, mentre fingevo con il mio staff che ti osservassi attentamente per le tue doti da ottimo cantante".
"Ma mi sa invece che non hai sentito neanche mezza parola di che cazzo dicevo in quella canzone, mh?"
"Non so se fossi l'unico in Italia che ti stesse solo mangiando con gli occhi".
"Parli tu, che basta che respiri e sei repostato da chiunque con commenti proprio castissimi".
"E come lo sai, questo tu?".
"Ce l'hai ancora l'orsacchiotto che ti ha dato Dargen?"
"E questo che cazzo ci azzeccava col resto?" Ride Marco a gran voce, la sua risata fragorosa fa ridere a sua volta anche Alessandro.

Marco si libera dalla sua presa mentre Alessandro è impegnato a sbellicarsi, si spingono, si scambiano le posizioni a turni, spostando il copri materasso sotto i loro corpi; fanno la lotta come due ragazzini e ridono di niente come tali.

Si iniziano a baciare per un eternità quando rimangono senza energie, in modo scoordinato e pieno di saliva, a volte si scaraventano anche i denti uno contro l'altro.

"Mi spiace" sussurra Alessandro tra le sue labbra, "per cosa?" Gli parla ad altrettanta bassa voce. "Che non abbia mandato io un messaggio, che tu l'abbia fatto per due volte, se tu non l'avessi fatto-" e Marco gli ruba il resto delle parole dalla bocca baciandolo, mangiandosi la sua insicurezza.

"Tu hai detto la parola relazione per primo" gli dice, "si, mentre stavo morendo nei sensi di colpa, manco me ne so accorto" gli risponde, sorridendo, "domani ti... Chiedo per bene un secondo appuntamento... Quindi non farlo tu" aggiunge prima che Marco possa iniziare un altro scambio di divorarsi lentamente, lui annuisce e basta.

"Da uno a dieci" gli chiede Marco mentre con un pollice gli accarezza le labbra, come se prima di pregustarle ancora lo facci solo con gli occhi, "quanto avresti paura che venga fuori che ci stiamo frequentando?".

Ale guarda verso l'alto, poi gli risponde "non un numero alto, un sei e mezzo" parla piano, muovendo il labbro inferiore con ancora il pollice dell'altro sopra.

"Davvero?" Sembra un po' incredulo della sua risposta, Alessandro fa sì con la testa, "ho paura di perdere come siamo senza che tutti lo sappiano, questa quiete, questa spensieratezza, ho paura sparisca ma, non è che, mi vergogno, forse non risponderei in modo diretto ma neanche ignorerei il rumor, non so" gli risponde sinceramente, senza mettere un muro tra le sue emozioni e ciò che gli pare meglio da dire.

Marco si avvicina per baciarlo, cercando di spiegare anche la sua "a me ha sempre fatto molta ansia, la mia vita privata mi è sempre piaciuta tale... Con chiunque io sia mai stato, temevo quel momento come se fosse al livello di lasciarci, non è un senso di vergogna, è proprio una paura irrazionale che possa portarmi via il mio privato, che possa portarmi via questi momenti, queste giornate, che possa rendere tutto improvvisamente... Superficiale" vede il suo pomo d'Adamo muoversi quando deglutisce della saliva "però adesso, cioè proprio in questo istante, questa paura è mischiata a una nuova sensazione, ho come questa voglia di dirlo a tutti di te, che son riuscito a rubarti un appuntamento, come se fossi fiero di avercela fatta e quindi non so che fare".

Alessandro sorride spontaneamente, con le labbra distese e le fossette leggermente pronunciate, frastornato ed emozionato. Lo aveva ascoltato confessare una sua paura con attenzione, felice si stesse sentendo a suo agio per raccontargliene, e poi era stato colto alla sprovvista dall'ultima parte.

"Ora lo dico ad Amadeus" ride Marco ed Alessandro espira con forza come quando dopo aver letto un meme del cazzo su Instagram, "ma come ad Amadeus?" Chiede ridendo.

"È stato lui a dirmi dov'era la tua stanza a Sanremo, e poi non gli ho fatto sapere più nulla" sospira Marco, "sarebbe un primo passo che mi fa meno ansia del mondo intero, non è un caro né proprio uno a caso sconosciuto, una via di mezza... Sopratutto visto che solitamente la gente sa delle mie relazioni quando mi sono già lasciato".

Alessandro lo guarda qualche secondo, lo osserva, allunga una mano sul suo collo, con l'indice e il medio compie dei cerchi concentrici, massaggiando la pelle, "non devi farlo per dimostrarmi qualcosa, fallo solo se vuoi farlo, per quanto mi riguarda potremmo anche rimanere qua nascosti da tutti per sempre". Marco sorride, teneramente.

"Vorrei solo approfittare di questo coraggio improvviso verso questa paura," Marco bisbiglia, quasi come se si permettesse di dirlo ad alta voce, questa potrebbe sparirgli "e comunque Ama mi ha mandato un paio di sticker molto da boomer per saperne di più" aggiunge poi, dopo un sospiro, più solare. Alessandro annuisce e Marco si sposta seduto per cercare il suo cellulare nelle tasche del suo pantalone, abbandonato per terra.

Mentre con i pollici picchietta, con una voce così labile e piccola che Ale non gli aveva mai sentito, Marco asserisce "mi prometti che, questo silenzio, questi momenti calmi, qualunque cosa accadrà, se faremo funzionare noi due, non se ne andranno?"

Alessandro scivola contro il suo bacino, gli morde la pelle che riesce a raggiungere della sua schiena, gli cinge il bacino con le braccia, "te lo prometto se me lo prometti anche tu" gli bofonchia contro la pelle.

"Certo che" borbotta Marco "solo noi manco stiamo ancora insieme ufficialmente, manco una seconda uscita e già parliamo di promesse" mentre posa il telefono e torna a stendersi, premendoglisi addosso per riacquistare il calore perduto.

"Ho detto domani, zitto" morde Alessandro contro le sue labbra, e anche Mengoni si fa distrarre dal bacio.

Si addormentano lentamente, cadono tra le braccia di Morfeo senza neanche accorgersene, pigramente, gradualmente, con le labbra che smettono di muoversi, si addormentano praticamente all'unisono.

Quando si sveglia, sono le dieci di mattina ed Alessandro questa volta è il primo. Si stropiccia gli occhi, cercando di non muovere il piumone che gli sta donando il caldo che Milano uggiosa e triste minaccia di non risparmiargli. Marco ha una mano sulla sua coscia, il suo viso è accigliato a tratti, contro il cuscino, ogni tanto muove le labbra e il petto si muove costante ai suoi respiri. Potrebbe guardarlo per ore.

Però, vorrebbe preparargli la colazione. Anche se non è neanche così sicuro di avere tanto nella credenza, ma vuole almeno sperarci. Soprattutto dopo tutto quello che ha fatto per dare ad entrambi una parvenza di poter avere un qualcosa di più che non sia costantemente sotto gli occhi di tutti. Magari riesce anche a chiedergli di provarci seriamente a stare insieme in modo carino.

Si alza dal letto, gradualmente per non svegliare Marco, ha gli occhi puntati su di lui osservandogli ogni cambiamento di ansimo. Poi sente una notifica, dal suo cellulare, abbondato sul comodino.

Quando lo prende, è solo l'emoji che gli aveva mandato Rosario Fiorello quattro giorni prima che torna a tormentargli. Impulsivamente, e forse anche un po' drogato dal sonno, apre il messaggio.

Ora che l'ha visualizzato, non può ignorarlo. È in mezzo alla sua camera da letto, con la finestra appannata dalle gocce, un calore tiepido nella stanza e il suo letto abitato, non da sé stesso.

È così sereno.

Gli scrive solo 'forse è solo grazie a te che mo ho Marco Mengoni nel mio letto quindi, grazie, immagino'.

Potrebbe essere lo scoop nazionale, eppure è questa calma che lo induce al rischio, in modo contraddittorio. Lo rende coraggioso il fatto che anche se tutto venisse fuori, avrebbe ancora tutto questo silenzio confortevole. Se lo sono promessi. Questo silenzio che si è ridefinito, da solitudine a pace.

Trema, e sta per cancellare il messaggio, perché si è sentito coraggioso per un solo secondo ma Fiorello gli ha già risposto. È un audio.

Cammina con i piedi scalzi nel soggiorno, chiude la porta piano cercando di non farla strusciare e ragliare. Fa decisamente più freddo nel resto della casa e si pente di non essersi rivestito.

Clicca sul play e dal suo telefono la voce di Rosario, suona "mi hai fatto aspettare ma sicuramente non hai deluso le aspettative, e bravo! Ora però dovrò resistere a non dirlo ad Ama, a chiunque, ma mi puoi fare questo Ale? Dai, che cattiveria! ... apparte gli scherzi, so felice proprio, ve lo meritate entrambi, tanti cuori, ciao bello!".

Quando finisce l'audio cade di nuovo il silenzio. È in boxer, a piedi scalzi, con i capelli arruffati, al freddo con un silenzio che lo avvolge.

Però, si sente le guance a fuoco e sta sorridendo.

Fa paura questa felicità.

È sempre stato un po' auto sabotante. Glielo ha detto la psicologa, ma pensa che bastasse leggere due canzoni in croce delle sue per capirlo.

Si chiede come può star sorridendo al nulla, letteralmente senza nessuno in un soggiorno freddo. Gli manda un messaggio scritto, è un po' raffazzonato e imbarazzato, ed è sicuro che Fiorello non lascerà la conversazione morire lì, ma dovrà ritrovarsi una forse ancor peggiore replica.

All'improvviso la porta si apre, e si trova davanti Riccardo che, in punta di piedi, entra. Il più piccolo si accorge della sua presenza solo in un secondo momento, e sembra accendersi come una lampadina appena si incrociano gli occhi.

"Buongiorno!" Alza la voce e Mahmood gli fa cenno di abbassarla immediatamente, "devo andare via un altro paio di ore?" Gli chiede urlando-sussurrando ora.

Alessandro ci pensa qualche secondo. Col cuore non vorrebbe che se ne andasse, dall'altro canto non sa quanto possa essere imbarazzante la sua energia a contatto con Marco. Potrebbe segnare veramente la fine di tutto. Come una bolla di sapone che scoppia all'improvviso. No, che ansia.

"Ecco di chi era la valigia in soggiorno," sente la voce rauca, ancor più del solito a causa del sonno, di Marco alle sue spalle "ma potevi anche dirmelo che eravate coinquilini, non c'era bisogno di cacciarlo". Ha addosso i pantaloni che aveva ieri e una sua maglia, lo sa perché gli va leggermente stretta sulle maniche corte e lungo gli addominali.

Riccardo saltella sul posto appena sente la sua voce, come un bambino con delle caramelle, e Alessandro sente dei brividi risalirgli lungo la schiena e su tutta la superficie della sua pelle.

"Non è il mio coinquilino" si stizzisce Alessandro quasi immantinente, contraendo i lineamenti del volto in un espressione arrabbiata, "e poi dove dormirebbe, scusa?" Incalza ulteriormente.

"Boh, il tuo è comunque un letto matrimoniale" risponde ridendo Marco, col palese intento di innervosirlo, la maledetta idea che funziona perfettamente, Nonostante abbia su un sorriso beffardo-ironico-maligno, ad Ale lo fa comunque innervosire. "Che schifo, Mà!", infatti risponde, gesticolando concitatamente.

"Addirittura che schifo? Mi pare un po' esagerato mo!" Si intromette Riccardo, ghignando, stando ridendo più o meno da quando avevano messo su l'intero scambio. Alessandro gli lancia uno sguardo che se potrebbe lo incenerirebbe, ma a Riccardo lo fa solo sbellicare ancora di più, e anche Marco ride con lui.

"Vabbè comunque se volete posso andarmene… Però! Ale penso tu debba prima vedere la tua macchina..." Proclama Riccardo un po' imbarazzato ma profondamente furbesco, Mahmood sgrana gli occhi e corre sul balcone, in modo da poter controllare cosa cazzo avesse combinato con la sua macchina, in preda al terrore.

Marco e Blanco lo seguono, più tranquillamente, e scorgono Alessandro con il petto sbilanciato oltre il parapetto in modo quasi preoccupante. Mengoni, infatti, gli afferra una spalla, avendo un po' ansia lui stesso delle vertigini.

"Pensavo peggio" commenta Marco mordendosi un labbro, dopo aver dato un occhiata giù. L'automobile aveva la carrozzeria completamente sporca, infangata da ogni lato, fin sopra al tettuccio. Il colore originale non sembrava neanche intravedibile.

Alessandro sbuffa e lo guarda male, quasi redarguendolo di essersi messo sul lato sbagliato della conversazione. "Una spugna e torna come nuova, non fare sta faccina" imbronciato Marco lo prende in giro, "spero non mi costi esageratamente all'autolavaggio" sbollisce Ale incrociando le braccia.

"Vabbè, ti pago io, già occupo il tuo divano gratis" cerca di rientrare nella buona sorte di Ale, Riccardo, "ma perché pagare qualcuno quando è una cosa che puoi fare tu? A me rilassa tantissimo lavare la mia macchina" Ride Marco.

Sia Alessandro che Riccardo lo scrutano per qualche secondo, probabilmente pensando lo stesso poco casto pensiero. Anche se a Blanco fa più ridere mentre a Mahmood è letteralmente qualcosa di fin troppo poco casto come immaginario.

"Penso che qualcuno pagherebbe te per farti lavare la loro macchina" ride Riccardo e viene silurato con un pugno sul bicipite quando ancora non ha neanche finito il periodo da Alessandro, che ha le guance leggermente rosa.

"La devi smettere di lasciarmi lividi dappertutto, cristo" piange Riccardo ed Alessandro gli fa il verso prendendolo in giro, Marco ride mentre rientrano insieme all'interno. Visto che comunque, è pieno febbraio a Milano. Fa un cazzo di freddo.

Alessandro si mette su il suo solito logoro pigiama e fanno colazione insieme, seduti sul divano, mangiando ciò che c'è. Marco è raggomitolato su Alessndro e Riccardo ha i piedi appoggiati sulla coscia di quest'ultimo senza vergogna, occupando metà del divano solo lui, mentre gli altri due si intrinsecano così vivamente che stanno su un quarto del divano in due.

Alessandro vorrebbe dire che è strano, ma è distratto da quanto sia a suo agio.

Riccardo si mette a raccontare di Martina, di come l'abbia sorpresa, di come abbia ridotto la macchina così e Ale e Marco lo ascoltando come se fossero i suoi genitori, commentando e canzonandolo, principalmente quel rompi coglioni di Alessandro quell'ultima.

Comunque dura relativamente poco, Riccardo poi si lava, veste e prepara per andare al suo appuntamento alle undici. Saluta Marco con rinomato garbo e rispetto, mentre lui ed Ale si quasi mandano a fanculo.

"Non avessi la certezza sia etero, sarei profondamente geloso di lui" gli dice appena Riccardo è fuori dalla porta, "ah si?" Lo deride Alessandro, "siete molto affiatati", risponde con un filo di serietà.

Alessandro, infatti, si sposta per poterlo meglio osservare negli occhi, snodandosi un po' dal suo corpo, "ma stai facendo il serio?" Gli sorride mentre lo dice, Marco gli osserva le labbra mentre risponde ironicamente "non tanto", “e direi”.

Si baciano e le ore si fondono tra di loro, sarebbe così bello vivere in un esistenza in cui il tempo è solo una convenienza creata dall'uomo, dove possono non fare nulla che non sia rimanere insieme a sospirare, scopare e raccontarsi.

Però, soprattutto due come loro, hanno in realtà delle giornate che hanno di tutto tranne che il tempo libero a loro disposizione. A l'una Marco ha un colloquio per il suo tour mentre Alessandro ha un intervista qualche ora dopo.

"Quindi, quand’è che tu non hai cazzi perché io possa inventarmi qualcosa per un secondo appuntamento che possa superare questo?" Domanda Alessandro, mentre con le iridi scure segue Marco vestirsi, indossare le scarpe, mettersi la giacca. Si è tenuto la sua maglia addosso, e abbandonato quella che aveva prima da qualche parte nella sua camera da letto. Guarda ogni suo minimo movimento, ogni muscolo che si stira, ogni pezzo di stoffa che lo stringe, come se potesse stamparsi le immagini in fotografie.

Marco gli prende il viso tra le mani e gli massaggia le guance con i pollici, con un movimento lento e calmo "dopodomani?" Chiede, "altra intervista, sabato?" Risponde. Marco annuisce, "cerco di tenerlo libero" sospira, Alessandro si chiede se in realtà non lo avesse libero ma avesse qualche possibilità di liberarselo.

Si muovono all'unisono, come se volessero funzionare dipendentemente finché possono, vicino allo stipite della porta d'uscita. Marco lo bacia, a stampo, dolce e casto, Alessandro gli strattona il colletto per poterlo riassaporare ancora, Marco gli sorride contro le labbra al gesto esigente.

Sono avvolti dal silenzio, ha anche smesso di piovere da qualche secondo, l'unico rumore sono le loro labbra un po' bagnate spingersi una contro l'altra lentamente, passivamente quasi.

Quindi quando entrambi i loro telefono trillano, li sentono chiaramente.

Li ignorano, perché salutarsi è più speciale.

Ed ancora una volta, sia Amadeus che Fiorello, che gli augurano il meglio in un messaggio lungo e spiritoso, vengono ignorati dalla coppia.

Son due messaggi diversi ma allo stesso tempo paradossalmente con unisono significato. Sono dolci, un po' smielati ed esagerati, pieni di cavolate, di raccomandazioni, di belle parole, di sorrisi in parole, di battute e saccenti ritoccamenti.

Però nè Marco nè Alessandro per ora lo sanno. Impegnati a cercare di fondere questi ultimi minuti in infiniti secondi, dimenticandosi del mondo intorno.

I loro cellulari accesi, coi messaggi che riflettono contro la stoffa dei loro vestiti dove sono confinati, rimangono ignorati per ancora qualche secondo. Per ancora qualche momento.

Notes:

Fun Fact: in una prima versione, volevo che il mattino successivo ci fossero Blanco, con i postumi della sbornia, accompagnato da Lazza e Madame a casa di Ale. Era divertente ma forse fin troppo caotico, mi piaceva, anzi più che altro, mi piaceva l'idea di scolpire la reazione di Lazza al sapere che effettivamente il suo amichetto Marco e Ale siano qualcosa. Quindi, lascio qua questa idea per chiunque voglia farsi minimamente ispirare.